Accendipensieri

Sabrina D’Alessandro, Accendipensieri, Rizzoli 2021

 

UN LIBRO PER CHI AMA LE PAROLE,
DAI 7 AI 120 ANNI

di Ufficio Resurrezione

Gentilissimi, buongiorno. Questa non è una recensione ordinaria, ma un’ordinaria circolare dell’Urps: Ufficio Resurrezione Parole Smarrite. Ovvero «ente preposto al recupero di parole smarrite benché utilissime alla vita sulla terra».
Questo Ufficio si occupa di riscoprire parole antiche e di inventare parole nuove. Avete mai sentito parlare della ciuffola o del torotella? Sembrano neologismi coniati da bambini, e forse lo sono, ma la cosa interessante è che si tratta di parole dimenticate, talmente antiche da risuonare nuove.
Ci sono bellissimi vocaboli che rimangono sepolti per anni nelle pagine di vecchi libri e voluminosi dizionari, nessuno li usa più, né si occupa di loro. L’Urps li trova, li archivia e poi, quando viene il momento, li scuote dal torpore e li resuscita.
I suoi protocolli prevedono che per resuscitare una parola non basta riesumarla, bisogna come minimo disegnarla, scolpirla, filmarla, dedicarle un memoriale, un libro, una stella, una galassia; occorre insomma farne un’opera d’arte.
Come ai grandi generali si fan monumenti nelle piazze, così l’Urps fa il monumento alla ciuffola, al nubìvago e allo squassapennacchi. E come ogni istituzione anche l’Urps ha un organigramma, dirama circolari, eroga servizi e si divide in apparati.
C’è ad esempio un Dipartimento Oggettificazioni che trasforma le parole in sculture e installazioni, un Dipartimento Rinascita Psicovocale che le canta, una Divisione Mutoparlante che le mima e un Dipartimento Parole Imparavolate che le disegna, il Dipartimento dell’URPS dedicato ai più piccoli.
Da questo Dipartimento è nato Accendipensieri (Sabrina D’Alessandro, Rizzoli 2021), in cui si scoprono parole antiche si inventano parole nuove. Un libro illustrato con gli straordinari disegni di 71 favilluti bambini che fra il 2012 e il 2020 hanno partecipato ai laboratori dell’Urps*, diventandone a tutti gli effetti funzionari.
Qui si parla di cosa sono le parole, di quante ne usiamo, di come nascono e muoiono e di quanto alcune, benché smarrite, siano sempre utilissime. Vocaboli come nubìvago (individuo con la testa tra le nuvole) o sbucciafatiche (pelandrone) dicono le cose con un altro nome e così facendo ci permettono di vederle meglio. L’URPS le chiama parole “occhialute”: ci aiutano a cogliere sfumature inaspettate. Questo non significa che debbano necessariamente rientrare nell’uso quotidiano, ma conoscerle, e quindi ri-conoscerle nel mondo che ci circonda, può arricchire il nostro sguardo sulla realtà e, non ultimo, ribaltare la nostra tendenza a prenderci troppo sul serio. Cosa che noi adulti fatichiamo a fare, ma che i bambini sanno fare (e disegnare) benissimo.
Ispirandosi alla creatività delle parole antiche diventa poi più facile inventare parole nuove. Sempre disegnandole naturalmente, perché “disegnare per inventare” è il principio alla base del Reparto Neologismi (ultimo capitolo di Accendipensieri).
Basta ricombinare vocaboli composti come asciugamano e grattacielo per inventare oggetti poetici come l’asciugacielo (macchina per asciugare il cielo dopo che ha piovuto), contestatori come l’acchiappascuola (gancio che tira via la scuola quando è noiosa) o illuminanti come l’accendipensieri (che scocca idee invece di scintille).
De Amicis diceva che certe idee non ci verrebbero nemmeno in mente se non avessimo le parole con cui esprimerle.
Ben vengano quindi tutti gli aspiranuvoli, gli scendiboschi e i lanciafarfalle inventati con i bambini. Se il loro sguardo si mantiene libero, alto e lieto, il futuro che li attende rimarrà entusiasmante e pieno di possibilità come lo vedono ora. Con l’augurio che così continuerà ad essere,
buona resurrezione

Urps!

©Ufficio Resurrezione

*i disegni del libro sono tratti dai Laboratori Imparavolati nelle scuole  (2012-2019) e dalla rubrica “Dipartimento Parole Imparavolate” tenuta da Sabrina D’Alessandro sulla Domenica del Sole24Ore (2016-2017)